Anatomia del Quotidiano

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Anatomia del Quotidiano è un romanzo, pubblicato postumo nel 2016 dalla Giulio Einaudi Editore, del giornalista Amos Adler.
A causa dello schema narratologico estremamente caotico e poco lineare, è difficile proporne una trama effettiva, poiché nel romanzo si intrecciano circa quattordici linee narrative parallele, tutte in uno stile narrativo diverso dall’altro. In più, sono frequenti le divagazioni verso altre storie che non apportano alcun implemento alla trama principale, se non quello di aggiungere descrizioni e particolari.
Il gusto all’enciclopedismo è palese e disseminato lungo tutto il romanzo, altri elementi che rendono complessa l’operazione dei critici nell’identificare una trama unica e univoca. I critici hanno ritrovato e codificato circa sette filoni letterari diversi da cui Adler ha tratto spunto: il poliziesco, il giallo, il romanzo storico, il realismo magico, il realismo delirante, il grottesco, il romanzo gotico e, anche, il romanzo pornografico.
L’intento di Adler era quello di tracciare fedelmente, con descrizioni minuziose e a tratti tendenti al patologico, i colori di una vita quotidiana.

«Il cominciamento di una storia impone sempre che vi sia un evento scatenante, ma io mi rifiuto di scatenare alcunché. Per questo motivo io, Gonzalo Garbati, lascio che siano gli altri a cominciarmi»[1].

Trama Principale[modifica]

Il romanzo ha una struttura tripartita, con tre grandi scenari che configurano lo scheletro essenziale dell’intero romanzo: la critica le chiama ‘la Recherche’, ‘l’Analisi’ e ‘il Policiao[2].
Il protagonista principale è stato identificato nel personaggio di Gonzalo Garbati, alter-ego di Adler stesso: il suo nome ricorre più di tutti gli altri nel romanzo – per un ammontare totale di ottomila ricorrenze per quattromila pagine di lunghezza – anche se la sua presenza fisica è quasi una chimera all’interno della storia.
La storia comincia con due amici di Gonzalo che vanno alla ricerca del Fantastico, romanzo perduto scritto da Gonzalo Garbati, che racconta di averlo gettato via in un impeto di rabbia e frustrazione.
Il Fantastico sarà il filo conduttore di tutto il romanzo, che inizialmente si configura come una vera e propria recherche non solo del romanzo, ma della stessa poetica di Garbati. Nonostante questo, Garbati compare fisicamente solo nella seconda parte del romanzo, nel quale si narra del suo viaggio in Germania per infiltrarsi nel partito nazista. In questa parte del romanzo, Gonzalo funge quasi da narratore onnisciente allo scopo di fornire un’analisi, quasi antropologica, al lettore sui modi di pensare e di agire dei nazisti. È in questo nodo centrale del romanzo che l’abilità narrativa e descrittiva di Adler dà il meglio di sé, mostrando tutta l’innovazione narratologica del romanzo, ma diventando anche estremamente caotico e difficile da seguire. In questa seconda fase del romanzo, il lettore assiste a repentini cambi di scena, descrizioni da parte di protagonisti secondari e storie collaterali di spazzini, prostitute, papponi, drogati, spacciatori, bambini vagabondi e ogni sorta di reietto della società che si trovava a vivere nella Germania post-nazista.
È molto difficile trovare un filo conduttore del secondo blocco del romanzo, soprattutto in alcune pagine dove Adler addirittura elimina volutamente l’uso della punteggiatura o la modifica a seconda delle esigenze dialogiche e narrative.
La terza, e ultima, parte del romanzo è incentrata sull’indagine della morte di Gonzalo che, tornato finalmente dalla Germania, viene ucciso nella sua casa nelle campagne toscane da un colpo di pistola alla tempia. Sarà la moglie di Gonzalo, Clelia Arnoldi, a indagare sull’accaduto. Iniziando a indagare tra le carte del marito, Clelia scoprirà una serie di appunti sulle quotidianità naziste e sulle usanze delle famiglie del Regime, che la spingeranno a pubblicare quelle notizie su alcuni giornali nazionali, creando un caso antropologico mai visto prima. Le ultime scene del romanzo – o per lo meno, quelle che gli editori hanno ritenuto essere le ultime pagine del romanzo durante il lavoro di impaginazione – inquadrano Clelia Arnoldi in Germania, accompagnata dai due più fedeli amici di Gonzalo, in una casa abbandonata della Berlino Est, rifugio che fu del marito molti anni prima. In questa casa, sepolto tra strati e strati di polvere, Clelia ritrova il romanzo Fantastico: Garbati l’aveva sempre tenuto con sé, fingendo di averlo perso sol per istigarne la ricerca, e l’aveva modificato fino ai suoi ultimi giorni in Germania quando, stanco per tutta la distruzione umana di cui aveva sentito, aveva infine deciso di abbandonarlo, così come aveva abbandonato la Letteratura stessa.

Struttura[modifica]

Il romanzo si presenta come uno sforzo intellettuale di tenere insieme il cuore pulsante della letteratura e di estrarne il nocciolo duro che si cela sotto tutti gli stili narratologici.
Aldilà della capacità stilistica dell’autore Adler di tenere insieme una vastissima quantità di stili e il suo gusto per l’enciclopedismo, sicuramente mutuato dalla sua lettura di Borges, ciò che colpisce del romanzo è la sua capacità strutturale di parlare della normalità attraverso eventi assolutamente paradossali: il Fantastico, la chimera del romanzo che percorre tutta la storia, non è solo la fonte di conflitto che dà vita alla trama del romanzo, ma è il motore stesso che Adler individua come propulsore della vita tutta.
Nella famigerata intervista del 1968 a Daniele Scarpa, a proposito della domanda “Cosa vuol dire scrivere?”, Adler infatti rispose:

«Scrivere vuol dire scoperchiare la normalità e rivoltarla come un calzino: solo rovesciandola si possono comprendere le cuciture nascoste nella trama dell’esistenza. Il fantastico, il realismo magico, il paradossale servono a questo: a darci l’illusione di star leggendo di qualcosa totalmente altro da noi, mentre in realtà stiamo leggendo esattamente noi stessi»[3].

Note[modifica]

  1. A. Adler, Anatomia del Quotidiano, Einaudi 2016, p.1
  2. A. Zandomeneghi, La narrativa di Amos Adler, Mondadori 2018, pp. 30-50.
  3. D. Scarpa, Intervista a Amos Adler, 1968